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IVA e reward crowdfunding

 

Gli aspetti fiscali del reward

Abbiamo già osservato i vari modelli di crowdfunding. Se la donazione nel crowdfunding è considerata come mera donazione anche da un punto di vista fiscale, le cose cambiano per il modello reward, dove attualmente il dibattito è incentrato se sia corretto assoggettarlo fiscalmente ad una donazione.
Da un punto di vista fiscale alcuni governi (ad esempio, Olanda) hanno espresso chiaramente che questo modello di  crowdfunding non è una donazione e quindi IVA e simili tasse locali sono applicabili. La Commissione Europea sta valutando la possibilità di regolamentare questo tipo di modello che di fatto costituisce un’operazione imponibile dove il backers fornisce un contributo in denaro in cambio della ‘prenotazione’ di beni o servizi, che di fatto rappresentano il risultato del progetto finanziato. Ad esempio il biglietto di ingresso ad un museo ristrutturato attraverso i contributi dei finanziatori della campagna di reward. Il comitato IVA della Commissione Europea ha convenuto all’unanimità che il contributo può essere considerato come un pagamento effettuato per beni o servizi per i quali l’IVA diventerà imponibile al ricevimento del pagamento ai sensi dell’articolo 65 della direttiva IVA, a condizione che i prodotti o servizi da fornire siano identificati con precisione.

IVA e reward crowdfunding

Dato che le operazioni sono soggette ad IVA ai sensi dell’articolo 2 della direttiva IVA, anche se il valore dei beni o dei servizi forniti dal promotore della campagna di reward al finanziatore è inferiore all’importo del contributo ricevuto, tali operazioni in linea di principio rientrano nella campo di applicazione dell’IVA.

Il comitato IVA ha convenuto tuttavia quasi all’unanimità che se il valore dei beni o dei servizi forniti in cambio del contributo è inferiore all’importo del contributo ricevuto, il crowdfunding può essere assimilato ad una donazione, solo nei casi in cui il beneficio ricevuto è trascurabile o totalmente estraneo all’importo del contributo. Ad esempio la maglietta data come reward a piccoli contributi raccolti per organizzare un evento.

Se invece il beneficio ricevuto è costituito da beni facenti parte del patrimonio aziendale dell’imprenditore promotore della campagna di reward diversi dai prodotti della sua attività economica come campioni commerciali o regali di scarso valore, il Comitato IVA ritiene che l’applicazione di tali merci o lo svolgimento di tali servizi siano assoggetti all’ IVA ai sensi degli articoli 16 o 26 della direttiva IVA.

Ad esempio, le autorità fiscali del Regno Unito hanno già confermato che il crowdfunding per i prodotti digitali – come ebook e film – è soggetta alle nuove leggi europee che richiedono alle aziende di pagare l’IVA sulle vendite transfrontaliere, anche se operano sotto la soglia fiscale locale.

I consigli al legislatore nel trattamento IVA sul reward crowdfunding per favorire la crescita economica

Generalmente è corretto categorizzare il reward come donazione solo sotto determinati importi ed in base alla natura del progetto e alla tipologia del proponente. Ricordiamo che il reward è spesso usato per testare un mercato nonchè come mezzo di prenotazione di nuovi servizi e/o prodotti. E’ inoltre opportuno valutare chi è il proponente del progetto e la natura del progetto. Per esemplificare, una cosa è che il proponente, nella fattispecie persona fisica, con il ricavato della campagna copra i costi di pubblicazione del suo libro a royalty zero e come ricompensa regali una copia omaggio del suo libro ai backer (finanziatori/benefattori/donatori), un’altra è che un privato o ente no profit cerchi un finanziamento di 100.000 euro per sviluppare un prodotto e/o un servizio con rilevanza commerciale.

L’obiettivo ultimo del legislatore dovrebbe essere quello di creare i presupposti per supportare la crescita di opportunità e nuovi progetti in modo sostenibile ed equo e non quello di trarne beneficio imponendo tassazioni su ‘donazioni’ in modo indiscriminato. C’è il rischio altrimenti di minare una fonte davvero agile e crescente di finanziamenti per attività imprenditoriali.

Inoltre c’è da considerare il valore del reward rispetto all’intero volume. Il mercato europeo in totale è stato valutato a € 2.96bn nel 2014, rispetto ai € 1.21bn nel 2013. Il valore del mercato reward crowdfunding in Europa nel 2014 è stato più di € 150m.

Sarebbe quindi opportuno, che la Commissione Europea segua un approccio ‘permissivo’ in riferimento al trattamento IVA nel reward al fine di favorire la crescita economica.

I consigli al legislatore sull’equity crowdfunding

Sarebbe inoltre importante che i legislatori riescano a cogliere le opportunità  in riferimento all’ equity crowdfunding, in Italia regolato dal Consob, seguendo il modello americano. Di seguito cito i principali punti legislativi americani. Di seguito le osservazioni da cogliere che anche il nostro legislatore dovrebbe implementare, tantopiù considerando il nostro tessuto culturale, sociale, economico. Ovvero fare in modo che l’equity crowdfunding non sia destinato solo alle imprese innovative. In questo modo si risolverebbe parzialmente ed indirettamente anche la questione del reward, visto che molti soggetti che ricorrono al reward lo fanno perchè non possono accedere all’equity, non essendo startup innovative.

The primary legislation regarding equity crowdfunding is the Jumpstart Our Business Startups Act (JOBS Act, April 2012), but it is not sufficient by itself to regulate equity crowdfunding: the SEC had been delegated to issue a special implementing regulation which will govern the process in detail and will be complemented by an appropriate regulation of the FINRA. Unfortunately, the deadline set by the JOBS Act had long expired by the time the SEC finally released a 500-page draft regulation and later, on October 30th, 2015, the implementation of the bill

The JOBS Act contains three different pieces of legislation, tailored for accredited, non-accredited or both kinds of investors.

Title II of the JOBS Act, concerning accredited investors, has been implemented by the SEC, and dramatically contributed to the $1.1 billion equity raised worldwide in 2014 on-line. It allows accredited investors unfettered access to operate on online platforms.

Title III, in contrast, allows retail investors to participate in equity crowdfunding. Given that the U.S. has the broadest national economy, analysts are eager to check out how retail investors will react to this huge democratization of their access to finance.

Title IV, which became effective on 19 June 2015, permits investments by both accredited and non-accredited investors, albeit with some rather expensive strings attached for small businesses (hereinafter referred to also as Reg. A+).

This means that from the point of view of the American legislator, in order to create more jobs, and to limit risks for retail investors, it is useful to allow investments in “old economy” pure commercial companies, like a restaurant or a shoe manufacturer. It may not be the new Google, but it will most likely distribute dividends to investors and develop the local economy, advancing the goals of the U.S. government.

 

 

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