Lo statuto per le start up: la pietra miliare

Lo statuto per le start up rappresenta l’atto che regola la vita e il funzionamento della società.

Lo statuto per le start up e per le società in generale rappresenta lo “scheletro” della società stessa.

Si tratta di un atto separato, che è però parte integrante dell’atto costitutivo e determinare le regole di funzionamento interno della società, sempre nel rispetto delle norme del Codice Civile.

Lo statuto deve essere registrato per atto pubblico da un notaio per le società tradizionali.

Per le start up la normativa prevede invece la possibilità di usufruire della procedura telematica, senza la necessità di essere assistiti da un notaio.

Di contro, bisogna ricordare che in questo caso è necessario utilizzare un modello già predisposto, che non è possibile modificare con l’inserimento di clausole diverse come abbiamo spiegato in questo articolo.

Lo statuto per le start up: l’importanza di partire nel modo corretto

Nello statuto viene indicato l’oggetto sociale, le quote di maggioranza in assemblea, le eventuali clausole relative alla vendita delle quote della società.

Si tratta quindi dello strumento più importante di governance della start up e quindi va redatto con la massima attenzione.

Questo vuol dire considerare tutte le possibili situazioni che si potranno verificare nel ciclo di vita di una start up, come ingresso di nuovi soci, ricorso all’equity crowdfunding e organizzazione dell’exit.

La corretta redazione di uno statuto per start up è importante considerando anche il controllo dei costi.

Infatti, ogni modifica dello statuto prevede l’intervento di un notaio, con i conseguenti costi da sostenere: effettuare diverse modifiche, magari in tempi diversi, vuol dire caricare la società di costi che si sarebbero potuti evitare.

Lo statuto per le start up innovative: le categorie di quote

La normativa prevede per le start up innovative costituite in forma di srl la possibilità di utilizzare uno strumento riservato solo alle spa: la creazione di diverse categorie di quote, che possono avere diritti diversi.

Queste particolari categorie di quote di partecipazione al capitale possono avere un contenuto libero, prevedendo anche diritti non proporzionali alle quote, o limitati o ancora sottoposti a specifiche condizioni, sempre rispettando la normativa generale.

La caratteristica principale di queste categorie di quote è il fatto di essere atipiche e dal contenuto liberamente determinabile.

Attraverso la redazione delle clausole diventa quindi possibile creare categorie di quote dotate di diversi diritti patrimoniali e amministrativi.

Si tratta di caratteristiche che possono incidere anche in modo molto importante sui diritti agli utili e alle perdite, ma anche sul diritto di voto oppure sulla nomina degli organi sociali.

La scelta di attribuire questa possibilità alle start up nasce dall’obiettivo di favorire il reperimento dei capitali necessari per lo sviluppo della società.

Inoltre le società innovative possono godere di ulteriori benefici e strumenti che abbiamo analizzato in questo articolo e che prevedono tra l’altro la possibilità del work for equity e delle stock options.