Work for equity per le start up innovative

Il work for equity è uno strumento introdotto per start up e PMI innovative e determina un particolare regime fiscale per i piani di incentivazione

Il work for equity, introdotto dalla normativa italiana con il Decreto Crescita 2.0 del 2012 e modificato con il decreto Investment compact nel 2015, regolamenta una situazione tipica delle start up nelle prime fasi di sviluppo.

Infatti, è molto comune che in queste start up, almeno nelle prime fasi di crescita, i fondatori, ma anche i soci e i collaboratori, prestino la loro opera professionale in cambio di una retribuzione non adeguata o, in alcuni casi, del tutto gratuitamente.

Utilizzando il work of equity è possibile remunerare, in tutto o in parte, queste prestazioni, non utilizzando denaro bensì quote di capitale della società stessa.

Work for equity: i vantaggi per i soci e collaboratori

Il più importante aspetto dell’applicazione del work for equity è il fatto di regolarizzare una posizione che, anche a livello di obblighi previdenziali e assicurativi, rischia di essere molto dubbia.

Infatti, una prestazione di lavoro gratuita o non adeguatamente remunerata porrebbe ad una situazione di responsabilità verso INPS e INAIL, per il mancato versamento dei contributi obbligatori.

Inoltre, il regime previsto per il work for equity, va a vantaggio dei collaboratori anche dal punto di vista fiscale e previdenziale, grazie al regime di non imponibilità.

Quindi, applicando questo strumento, il collaboratore riceverà quote della società pari al valore della sua prestazione, e il valore di quanto ricevuto non è fiscalmente imponibile.

Un’eccezione a questa regola è prevista nel caso in cui il ricevente sia una società: in questo caso sarà necessaria l’emissione di regolare fattura e il pagamento dell’IVA.

La prestazione ricevuta è esente anche a livello contributivo.

Work for equity: la procedura

Per utilizzare il work for equity è necessario seguire una procedura ben precisa.

Il primo step consiste nella stipula di un contratto, fra collaboratore e società, che preveda in modo chiaro quali sono i risultati che dovranno derivare dalla prestazione di lavoro.

Sarà poi necessario verificare che effettivamente i risultati siano stati raggiunti, verifica che effettua il Consiglio di Amministrazione.

Il passo successivo è quello di quantificare in modo corretto il valore della prestazione eseguita: in questo caso è necessario l’intervento di un perito.

Normalmente una perizia effettuata da un revisore dei conti ha un costo compreso fra i 2200 e i 3500 euro e si basa su parametri come il costo medio di una consulenza o la retribuzione media ex CCNL.

Provvedere a una modifica delle quote per un aumento di capitale, che sarà poi deliberato in assemblea straordinaria.

Ovviamente, se una start up intende utilizzare il work for equity, dovrà provvedere a modificare lo statuto, sempre ricordando che il modello di statuto on line non prevede l’utilizzo di questo strumento.

Work for equity: i vantaggi per la società

L’utilizzo del work for equity presenta dei vantaggi anche per la società che lo utilizza.

In particolare la start up può consolidare il suo valore in termini di capitale sociale e valorizzare la sua valutazione diminuendo il delta tra nominale e reale.

Nella maggior parte dei casi infatti, il valore reale di una start up è di molto superiore al valore nominale.

Prendendo come esempio una start up che abbia 10.000 euro di capitale sociale ma sia valutata 1 milione di euro, il moltiplicatore sarà pari a 100.

Ma nello stesso caso, con un capitale sociale pari a 250.000 euro, il moltiplicatore si abbasserà a 4.