Peer to peer lending: l’Agenzia delle Entrate e la tassazione dei proventi

Contrariamente a quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2018, gli investimenti in piattaforme di peer to peer lending non possono godere della tassazione del 26% alla fonte.

 

Peer to peer lending e tassazione: due risposte dell’Agenzia delle Entrate modificano in modo importante la tassazione per questa tipologia di investimento.

Nella legge di Bilancio 2018 era presente un provvedimento che prevedeva che gli investimenti nelle piattaforme P2P fossero parificati a tutte le altre forme di investimento.

Di conseguenza, era possibile prevedere una tassazione in forma di sostituto d’imposta al 26% effettuata alla fonte.

Un vantaggio importante per gli investitori, che vedevano tassati i loro guadagni con un’aliquota minore rispetto a quella che sarebbe stata applicata attraverso l’Irpef.

E, di conseguenza, un incentivo a investire attraverso questo strumento di finanza innovativa.

Peer to peer lending tassazione: la posizione dell’Agenzia delle Entrate

Non è intervenuta una modifica legislativa, quindi la misura rimane in vigore.

Ma la posizione dell’Agenzia delle Entrate apre il campo a dubbi importanti.

Infatti, secondo l’ente fiscale, questa tipologia di tassazione si applica solo alle piattaforme qualificate come intermediario finanziario.

Con questa definizione si intendono i soggetti iscritti all’apposito Albo oppure gli istituti di credito autorizzati da Banca Italia.

Il problema è che quasi tutte le piattaforme di peer to peer operanti in Italia non hanno questa qualifica, perché agiscono come agenti di un istituto di pagamento francese (Lemonway).

Quindi, i soggetti che utilizzano queste piattaforme dovranno dichiarare i loro guadagni nella dichiarazione Irpef, pagando le imposte in base all’aliquota loro applicata.

La limitazione dell’applicazione del sostituto d’imposta

Inoltre l’Agenzia delle Entrate ha chiarito un altro punto importante, riguardante i soggetti cui è applicabile la disciplina del sostituto d’imposta.

Nel caso in cui risulti applicabile la disciplina del sostituto d’imposta, potranno godere del beneficio solamente le persone fisiche.

L’applicazione non è possibile per le persone giuridiche, per cui i proventi degli investimenti vanno a formare il reddito di impresa.

Molto importante sollecitare un rapido intervento del legislatore, che elimini questa disuguaglianza fra l’investimento P2P e le altre forme di investimento, anche per non fermare la crescita di uno strumento sempre più diffuso.